Consolidamento solai esistenti a basso spessore: tecniche e normativa

Approfondimento tecnico sul consolidamento dei solai esistenti con sistemi a basso spessore: criteri progettuali, comportamento strutturale e riferimenti normativi, analizzati nel webinar Consolidamento e rinforzo dei solai esistenti in basso spessore:  problematiche, tecniche di consolidamento e normativa realizzato in collaborazione con Laterlite.

Consolidamento solai esistenti a basso spessore: tecniche e normativa

Criticità dei solai esistenti e necessità di intervento

Il patrimonio edilizio italiano presenta una forte incidenza di edifici con solai esistenti carenti dal punto di vista strutturale sia statico che sismico. Le principali criticità riguardano la deformabilità eccessiva, sia nei confronti dei carichi verticali sia delle azioni orizzontali. Solai in legno, acciaio-laterizio o laterocemento, spesso privi di adeguata connessione con le murature, non garantiscono un comportamento scatolare efficace. Questo aspetto è determinante: un solaio non collaborante può compromettere la stabilità globale dell’edificio, soprattutto in presenza di eventi sismici .

Comportamento a diaframma e connessione solaio-muratura

Uno degli obiettivi principali degli interventi è migliorare il comportamento a diaframma nel piano del solaio, riducendone la deformabilità e aumentandone la portata. Un solaio rigido consente infatti una corretta ripartizione delle azioni orizzontali tra le pareti portanti. Fondamentale è anche il nodo solaio-muratura, spesso punto debole negli edifici esistenti. Interventi non adeguati possono generare discontinuità e concentrazioni di rigidezza, con effetti dannosi. Le soluzioni più efficaci prevedono sistemi di connessione non invasivi, capaci di garantire collaborazione strutturale senza compromettere la muratura.

Tecniche di consolidamento a basso spessore

Le tecnologie attuali permettono di intervenire con sistemi leggeri e a basso spessore, limitando l’incremento dei carichi permanenti. Tra le soluzioni più diffuse per realizzare cappe collaboranti vi sono: calcestruzzi leggeri strutturali e sistemi FRC (Fiber Reinforced Concrete), che consentono di migliorare resistenza e rigidezza anche con spessori contenuti. Questi sistemi permettono di intervenire dall’estradosso, riducendo l’impatto sul cantiere e migliorando contemporaneamente le prestazioni statiche e sismiche, oltre a quelle termo-acustiche. Bisogna sempre fare presente, che una nuova cappa, qualsiasi sia la sua natura, per essere definita “collaborante” deve prevedere anche l’impiego di sistemi di connessione che la facciano lavorare in maniera efficacie con il solaio esistente, evitandone scorrimenti relativi.

Riferimenti normativi e valutazione dell’efficacia

Il consolidamento dei solai deve essere inquadrato secondo le NTC 2018 e la relativa classificazione degli interventi: locali, miglioramento o adeguamento. Due parametri risultano centrali: lo ζᵥ (zeta V), che misura la capacità portante rispetto ai carichi verticali, e lo ζₑ (zeta E), legato alla risposta sismica. Il raggiungimento di ζᵥ ≥ 1 è condizione preliminare per qualsiasi valutazione sismica. Inoltre, il miglioramento della rigidezza dei solai consente un incremento della classe di vulnerabilità sismica, con benefici concreti anche in termini di valorizzazione del patrimonio edilizio.

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